Il senso di una genuina identità 

F. Costa, Minello ovvero la lotta per la sopravvivenza. Roma, Ellemme, 1990, pagg. 93. 

Vasto bozzetto di vita familiare e sociale di non comune efficacia descrittiva e psicologica. Lungo racconto incentrato sulle vicende di un fanciullo (Minello), la cui anima «in formazione» è il metro di valutazione di ogni cosa. 

È intorno a lui che ruota la famiglia, l’ambiente, la comunità sociale in cui è inserito, non viceversa. È il protagonista, gli altri mere comparse, alle quali sembra assegnato il solo ruolo di mettere maggiormente in risalto la «sua realtà». 

Gli stati d’animo, le paure, l’ansia di scoprire e di conoscere, i rapporti con gli altri, le illusioni, le speranze i sogni, il desiderio di superare, le varie difficoltà frapposte da un’esistenza primordiale, sono, tutti rappresi con delicatezza e rispetto dall’Autore. il quale, attraverso il fanciullo (lo si avverte dappertutto) rivive un periodo particolare della sua vita in un piccolo centro contadino del Sud. ancora «incontaminato», immune, cioè, dalle influenze negative di una civiltà «manipolata» dagli uomini per fini egoistici. 

Non so se le vicende narrate contengano qualcosa o molto di strettamente autobiografico, ma certo è che la partecipazione popolare intensa dell’Autore alle piccole e grandi «cose» di Minello, tradisce, per lo meno, il suo sincero rimpianto per il mondo, lontano nello spazio e nel tempo, ma che ha lasciato uno spazio profondo nella sua anima. 

La storia di Minello, inoltre, offre all’Autore il pretesto di allargare la sua indagine e le sue valutazioni da adulto, su un periodo drammatico e complesso della storia nazionale che si conclude con la 2a guerra mondiale, momento culminante di travaglio e di crisi di valori che cambiano radicalmente la mentalità e il costume degli uomini. 

A condanna di un clima di menzogne e miserie morali, è posto un forte accento sulla innocenza, sulla semplicità, sulle reazioni spontanee e naturali di un ragazzo, che assurge a simbolo di certe virtù e di certi valori, molto più interessanti dell’illusorio progresso di una società sofisticata che ha perduto il senso della sua più genuina identità. 

«E quando gli anni passarono, egli [Minello] crebbe, come ogni essere vivente, e si trovò nella dolorosa necessità di abbandonare i suoi affetti, la sua terra, e di andare lontano, rivivendo spesso in sogno la sua piccola fetta di lotta sostenuta, per sopravvivere». 

Anche la lotta per l’esistenza è rivissuta in termini di poesia e di lirismo che permea come nota dominante non soltanto la fine, ma ogni brano del libro e che sembra rappresentare per l’Autore, come uno sfogo personale, una liberazione, quasi un tributo emotivo ad una parte di vita alla quale è legato da una sottile e struggente nostalgia. È tale la suggestione della magia di certi ricordi che la commozione diventa elegia proprio nel momento in cui sparisce Minello e al suo posto compaiono tanti esseri (non escluso, forse, lo scrittore Costa) protesi come lui, ad andare lontano per rivedere nel sogno quella realtà diventata mito. 

G. Campo

Da “Spiragli”, anno III, n.1, 1991, pagg. 56-57

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