La Sicilia non ha bisogno del ponte

       Si ricomincia, come se fosse una telenovela, a parlare del ponte sullo Stretto di Messina. Una pazzia. Salvini, contrario da tempo, si è convertito (o è stato convertito?) alla sua realizzazione, dimenticando lui e i fautori (progettisti e finanziatori) che la zona dello Stretto è stata sempre terra ballerina che ha prodotto nel tempo disastrosi terremoti.

         È un discorso, questo del ponte, che dovrebbe far riflettere e dare una mossa all’operato di quanti sono chiamati a venire incontro alla gente per il bene della collettività, ed invece, incuranti dei danni che arrecano, questi signori pensano a se stessi, eludendo i bisogni elementari che altro non sono che sacrosanti diritti. 

        A che serve un ponte se nell’Isola i servizi sono per buona parte inesistenti o fuori uso, e mancano le infrastrutture necessarie per garantire un vivere sociale umano? Le autostrade sono un pericolo costante, la Palermo-Messina è impercorribile, la Catania-Ragusa spesso si trasforma in strada della morte. I collegamenti interni sono alla deriva, senza alcuna manutenzione, per non parlare delle ferrovie, in parte fuori uso, con i disagi che ricadono specialmente sui pendolari.

        Mentre tanti rimanevano indifferenti, come se la cosa non interessasse, già Nello Sàito, una voce ferma nel panorama dell’intellettualità siciliana, tempo fa si era schierato contro questo progetto mostruoso, fatto cadere come spada di Dàmocle sulla testa di tutti e senza interpellare nessuno, come se il popolo non esistesse. Se il popolo è “sovrano” perché devono essere i pochi privilegiati a decidere? Dov’è la Costituzione? Come se tutto fosse rose e fiori, non tenendo conto della gente che vive nella propria casa e con il suo lavoro, e delle conseguenze ambientali, in un punto geografico così particolare, si decide senza tenere conto di niente e di nessuno. Il popolo è fatisciente. 

         Mi chiedo: «Che fine ha fatto Beppe Grillo con la traversata dello stretto (10 ottobre 2012) per dimostrare anche l’inutilità di questo ponte? Ha forse agito, da par suo, per una manciata di voti di calabresi e siciliani? Dov’è ora, ha perso gesti e parola, dopo che Scilla e Cariddi lo fecero traversare?».

      La Sicilia ha bisogno di ben altro per concretare le sue potenzialità, non di un ponte; ha bisogno di investimenti, per dare lavoro ai giovani e non farli fuoruscire, e di risorse per incentivare il lavoro dei campi e l’agricoltura; per non parlare del turismo, ricca com’è di beni culturali e ambientali. Come nel passato, essa deve ritornare ad essere ponte tra le genti, per la sua produttività, per la cultura, per i suoi uomini migliori che questo vogliono e nella loro terra restare. Essa è già un ponte, così com’è un centro; abbisogna solo delle condizioni per realizzarsi veramente. 

     

     Basta con la deleteria pubblicità che la oscura nella sua immagine vera e nell’umanità che le è propria! 

                                                                            Salvatore Vecchio

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