Otto nuovi saggi di poesia cinese in una pregevole versione italiana 

 Il quaderno n. XX / 2008 di «Spiragli» ha presentato otto giovanissimi poeti cinesi, appartenenti all’ area di Pechino (Lin Ceng, Lai Pi, Mu Yun), Hunan (Chen Xiao, Peng Kan, Liao Wenjun), Huber (Chen Hai Bo) e Zhejang (Li Hui). Si tratta di testi che, quasi all’unisono inneggiano alla vita come bene supremo delle aspirazioni umane, e rivolgono lo sguardo alla natura come possibile scenario di una contemplazione salvifica delle problematiche esistenziali. È una poesia fluida e di ampio respiro che ci fa scoprire nuovi paesaggi scritturali nel panorama della poesia a livello internazionale, oltre a farci comprendere che talune tensioni interiori del genere umano hanno elementi comuni, a prescindere dalle latitudini e dalle situazioni sociali e politiche in cui si manifestano. Una poesia che si orienta verso una ricerca tematica e la sperimentazione di forme e linguaggi nuovi, dando spunti ad eventuali dibattiti sul ruolo dell’ «io» poetico, sul rapporto tra poesia ed esperienza umana, tra forme di espressione autoctone e quelle provenienti dal nostro Occidente. 

Certamente possiamo cogliere il concetto vero e proprio del dettato poetico, perché, se la traduzione può essere, come si suol dire, tradimento, dobbiamo rilevare che i testi integrali dei giovani poeti giungono a noi attraverso l’esperta versione dal cinese all’italiano di Veronica Ciolli e da un secondo registro di adattamento poetico effettuato da Patricia Lolli e Renzo Mazzone. E se dopo tali magistrali interventi gli esiti sono questi, dobbiamo senz’altro annotare che ci troviamo dinanzi ad una poesia matura, che scandaglia con mestiere le questioni del vissuto, e si propone al dialogo umano inserito nella sempre più incalzante globalizzazione da tentare anche a livello culturale. 

Un elemento che lega i testi degli otto giovani poeti segnalati dall’Università Normale della capitale cinese, è «la speranza» sgorgante dalle ariose metafore contenute nei testi, una speranza che non viene manifestata a seguito di risentimenti verso la politica (quale poteva essere la poesia degli anni Ottanta di Bei Dao, di Shu Ting o di Gu Chenh, tanto per fare qualche nome), ma una speranza di vita intima migliore, un’aspirazione in forma poetica verso forme di vita più armoniche e consustanziali. 

Abbiamo inoltre notato che, fra i riferimenti agli elementi della natura, se c’è un motivo che predomina, questo è il motivo «equoreo», dal momento che nei vari testi spiccano numerosi richiami all’elemento marino o sintagmi come fiume, torrente, lago, mare, luoghi che sembrano riflettere le singole scene di un panorama paesaggistico teso ad indagare la sensibilità degli autori, ma che in astratto rappresentano taluni luoghi dell’anima entro cui si dibattono tutte le contraddizioni e le solite dualità dell’ esistenza. 

Di sicuro una poesia molto più aperta rispetto al periodo di fine Novecento, in cui la poesia, pur risultando ancora oscura (in cinese veniva definita menglong shi), lasciava intendere la ricerca di una nuova espressione come strumento di approccio e di conoscenza del reale. E tale conoscenza si è sempre più sviluppata probabilmente grazie anche all’influenza del simbolismo e dell’immaginismo occidentale, sino a ritrovare fusi insieme nei testi la razionalità, l’ intuizione e l’originalità del gesto poetico. 

Nicola Romano 

Da “Spiragli”, anno XXI n.1, 2009, pag. 57.

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